A Milano debutta la scuola digitale. Tablet al posto dei quaderni

pisapia-scuola-258Tablet al posto dei quaderni, maxischermi al posto delle lavagne. Non è fantascienza, è la classe digitale. La prima è stata inaugurata oggi a Milano dal sindaco Giuliano Pisapia: protagonisti e pionieri sono gli alunni della terza elementare della scuola primaria Enrico Toti di via Cima, nel quartiere dell’Ortica.

Qui, alla periferia della città, nasce ufficialmente il progetto Smart Future, promosso dal gigante coreano dell’elettroniva di consumo Samsung per favorire lo sviluppo della digitalizzazione nell’istruzione delle scuole primarie e secondarie di primo grado. L’iniziativa coinvolgerà nelle prossime settimane altre 24 classi in sette regioni, e nei prossimi due anni sarà esteso a quasi 300 classi.Immagine

«A casa i bambini sono a contatto quotidianamente con la tecnologia – spiega Carlo Barlocco, senior vice president di Samsung Italia – la scuola non può restare indietro. Qui i bambini devono poter utilizzare strumenti moderni per imparare a fruire della tecnologia e non a subirla». Con questo obiettivo nasce il progetto che punta ad applicare la tecnologia all’istruzione, con strumenti e software studiati ad hoc per la didattica. «Siamo convinti – sottolinea Sun Wang Myung, presidente di Samsung Italia – che l’istruzione sia una leva strategica per la crescita del Paese».

I 26 alunni della terza elementare della scuola Enrico Toti studieranno su tablet collegati alla e-board grazie alla quale l’insegnante può caricare i contenuti delle lezioni, condividerli con gli studenti, realizzare attività di gruppo, effettuare quiz e sondaggi per verificare la comprensione dei bambini.

«I ragazzi – sottolinea Francesco De Santis, direttore dell’ufficio scolastico regionale della Lombardia – sono molto veloci nell’imparare a utilizzare questi strumenti. Quello che serve, oggi, è formare gli insegnanti, far sì che aggiornino il loro metodo di insegnamento struttando al meglio la tecnologia».

È quello che ha fatto Samsung Italia con il progetto Smart Future, che ha coinvolto prima di tutto i docenti, sottoposti a intensi corsi di formazione. «Solo quando i docenti sono pronti – spiega Barlocco – dotiamo la classe degli strumenti tecnologici, perché vogliamo essere sicuri che venga utilizzata al meglio».

Per verificare i risultati del progetto sarà attivato un monitoraggio attraverso l’osservatorio sui media e i contenuti digitali nella scuola del Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano. «Introdurre tecnologia nelle classi senza verificare sulla base di evidenze cosa poi realmente succeda – spiega infatti Pier Cesare Rivoltella, ordinario di Didattica generale e direttore del Cremit – non consentirebbe di capire né come orientare il progetto stesso né cosa suggerire per delle policy che intendano muoversi su più ampia scala».

Le scuole che saranno coinvolte nel progetto Smart Future sono state selezionate attraverso criteri all’insegna dell’integrazione: alto numero di alunni con disabilità, forte incidenza dei disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia), territori socio–culturalmente disagiati, piccoli plessi.

«Con questo progetto – ha sottolineato Cristina Tajani, assessore comunale alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca – speriamo di scalare la classifica delle smart cities, che oggi ci vede al terzo posto».

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